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Elia Viviani, road to London: “L’Olimpiade è l’obiettivo dell’anno” PDF Stampa E-mail
Scritto da Luca Filipas   
Sabato 21 Gennaio 2012 11:58

Intervista esclusiva ad Elia Viviani, atleta che rappresenta il presente e il futuro del ciclismo italiano.

 

Veronese, classe ’89, ha corso le due prime stagioni da neoprofessionista con la Liquigas-Cannondale, ottenendo importanti risultati fin da subito. Alterna da sempre la strada alla pista, e proprio su quest’ultima punta tutto per questa stagione olimpica. In questa intervista ci ha raccontato di questo, ma anche dei sogni nel cassetto, degli allenamenti affrontati questo inverno e del rapporto con i compagni di squadra.

Ecco a voi Elia Viviani.

Ciao Elia, comincio questa intervista chiedendoti qual è stata la tua più grande soddisfazione durante le categorie giovanili. E da quando sei passato professionista qual è il ricordo più bello?

La soddisfazione più grande nelle categorie giovanili è stata la medaglia d’oro alle mini-olimpiadi europee (EYOF), dove ho vestito la prima maglia azzurra, a 15 anni. E’ stato il primo successo internazionale, e in un contesto Olimpico, seppur giovanile, ma olimpico a tutti gli effetti. Potrei aggiungerne un'altra importante: la vittoria della mia prima maglia di campione europeo, in pista ad Atene, nello scratch, nel 2006 . Per quanto riguarda le soddisfazioni tra i professionisti ne dico una per anno: nel 2010 il successo alla Binche Tournai Binche – Mémorial Frank Vandenbroucke, perché l’ho vinta nel modo che più mi piace, da attaccante, su un percorso da nord, in un paese come il Belgio dove il ciclismo è religione, e perché è arrivata in un momento difficile della mia vita; quella vittoria mi rappresenta in tutte le mie caratteristiche da corridore. Nel 2011 invece la vittoria della quinta tappa del Tour of Colorado (USA Pro Cycling Challenge), perché è stata la più sofferta, in un percorso selettivo. Solo grazie ai compagni di squadra ce l’ho fatta: hanno creduto in me fin dall’inizio e mi hanno spinto a vincere quella tappa.

 

Qual è invece il tuo sogno nel cassetto?

Sarebbe scontato dire l’Olimpiade o la maglia iridata. Io dico la corsa dei miei sogni, e quindi dico il Giro delle Fiandre. L’ho corso nel 2011 e mi è bastato prendere il via e arrivare a 70km dall’arrivo (mi sono ritirato) per assaporare emozioni incredibili. Non oso immaginare cosa ti regali una corsa cosi quando ti trovi nel finale di gara a giocarti la vittoria.

 

Le tue due prime stagioni da pro sono state veramente eccezionali, tantissime vittorie e risultati di rilievo in gare importanti. Te l’aspettavi di diventare protagonista fin da subito?

Sono passato professionista ad aprile 2010 con il team Liquigas-Cannondale. Il salto nella massima categoria non mi spaventava, anche se l’ho sentito eccome. Mi spaventava invece l’idea di passare qualche anno senza alzare le braccia al cielo, paura che sono riuscito subito a superare vincendo al settimo giorno di gara tra i professionisti. Il 2010 comunque è stato un anno difficile, soprattutto per l’ambientamento, ma grazie alla squadra e ai compagni che hanno creduto in me sono arrivate altre due bellissime vittorie nel finale di stagione. Il 2011 è stata tutta un’altra storia: l’ho iniziato con una mentalità diversa, vincente, da leader. Cosi ho vinto da inizio a fine stagione, sia su strada (8 vittorie) sia su pista(argento mondiale,2 ori europei, 6 giorni delle rose). E a coronare una stagione magnifica, è arrivata la partecipazione ai mondiali su strada di Copenaghen. Sono soddisfatto di quello che ho fatto da neoprofessionista. Non me l’aspettavo, ma dentro di me volevo che andasse così.

 

Tu provieni dalla pista e il passaggio pista-strada sembra uno dei più vincenti in questi ultimi anni. Perché secondo te?

Il passaggio strada-pista non è mai esistito per me. Sin da quando ho cominciato a correre in bici che alterno la pista alla strada e lo faccio sapendo di poter vincere in tutte e due. Quella è stata la mia forza, e penso che tutto venga dalla mia testa e dal mio conoscermi fisicamente. L’arma vincente poi è la programmazione della stagione: per alternare le due attività ci vogliono programmi e obiettivi ben definiti già da subito. E io le idee chiare le ho sempre avute. Poi tutto arriva di conseguenza. I risultati soprattutto, che poi sono quelli che contano.

 

Secondo te la ragione del lento declino dei cronomen italiani negli ultimi anni deriva da questo? Le altre nazioni ormai tirano fuori dalla pista grandi specialisti delle cronometro, noi invece non investiamo in quel settore.

Sicuramente la pista aiuta in questo senso. Insegna molto in termini di concentrazione, di gestione dello sforzo, di resistenza ai massimi sforzi , di scelta del giusto rapporto, di posizione aerodinamica in sella e chi ne ha più ne metta. Ma questo non vuol dire che bisogna andare in pista per alzare il livello dei nostri cronoman. Io penso che, come per rilanciare la pista, per rilanciare i cronoman bisogna cambiare mentalità. Ormai nel ciclismo moderno non s’improvvisa più niente. Parlo della preparazione specifica, della cura dei minimi particolari, della posizione in bici, dello studio dei materiali: bisogna investire in questo senso. Lo dico per esperienza personale visto che mi sto preparando per le prossime Olimpiadi in pista e il discorso quindi vale anche per la crono, che comunque resta un’attività simile da questo punto di vista.

 

Veniamo al 2012, che obiettivi ti sei prefissato per questa stagione su strada?

Premetto che la stagione 2012 sarà una stagione molto importante per me per due motivi: il primo è conosciuto da tutti ed è l’Olimpiade di Londra; il secondo è che arrivo da un 2011 esaltante su tutti i fronti, dove sono arrivate tante vittorie su strada e altrettanti risultati di valore su pista, quindi sarà importante riuscire a confermare quanto di buono fatto nella stagione passata. Vista l’importanza della stagione che sta per iniziare, la programmazione può essere quel fattore che può fare la differenza. I primi mesi dell’anno prevedono per me il debutto su strada al Tour de San Luis (23-29 gennaio), per poi rientrare in Italia e affrontare tutto il calendario italiano a partire dal GP Costa degli Etruschi Donoratico (4 febbraio), il Giro di Reggio Calabria (10-12 febbraio), il Giro di Sardegna (21-25 febbraio) e per finire la Classica Sarda (26 febbraio). La prima parte di stagione si conclude con la partecipazione alla Parigi-Nizza, che è il primo obbiettivo di stagione su strada, mentre è ancora incerta la mia partecipazione alla Milano-Sanremo e alle classiche del Nord. Il desiderio di partecipare al Giro d’Italia prima di concentrarmi sulle Olimpiadi c’è, non lo nascondo, ma dipenderà da come finirò questa prima parte di stagione. Invece, per quanto riguarda la seconda parte di stagione su strada, ne riparleremo più avanti, anche se vestire di nuovo la maglia azzurra al prossimo mondiale sarebbe un bel traguardo dopo l’esperienza del 2011. Vedrò di dimostrare ancora una volta il mio valore e di riconquistarla.

 

E in pista? Cosa pensi se ti dico Londra 2012?

Per quanto riguarda la pista sarò impegnato in Coppa del Mondo su Pista a Londra il 17 e 18 febbraio. Appuntamento molto importante perché sarà sul velodromo olimpico e quindi sarà a tutti gli effetti una “test race”. Questo rischia di essere l’ultimo test prima dell’Olimpiade perché, nel caso riuscissi ad ottenere il pass olimpico (e ci sono vicino), c’è la possibilità che io non sia al mondiale di Melbourne (scomodo per viaggio e fuso). Questo mi permetterebbe di essere presente alle classiche del nord, ma la decisione definitiva verrà presa con l’andare della stagione. Se mi dici Londra, ti rispondo che è un progetto partito quattro anni fa e che ormai si avvicina al suo traguardo. L’Olimpiade è l’obiettivo dell’anno per quanto mi riguarda, tutto girerà intorno ai due giorni nei quali si correrà l’omnium. Ho fatto tanti sacrifici per qualificarmi e ora ne dovrò fare altrettanti per prepararmi al meglio. Siamo ad un buon punto con la preparazione e stiamo programmando al meglio l’avvicinamento; l’importante per me è arrivare là consapevole di aver fatto tutto il possibile per salire in pista e giocarmela. D’altra parte so di essere giovane e alla prima esperienza olimpiaca, quindi penso di essere realista nel dire che potrà accadere di tutto: emozioni, errori d’inesperienza o chissà cos’altro, ma i buoni propositi ci sono.

 

Come ti sei preparato in questo inverno? (raccontaci i lavori più importanti, i chilometri, se hai privilegiato la strada o la pista, i raduni con la squadra, ecc…)

La stagione 2011 si è conclusa per me il 6 novembre con il podio in Coppa del mondo ad Astana in pista. E’ stata una stagione lunga e intensa (249 giorni via da casa tra ritiri, gare e viaggi), avevo bisogno di staccare. Quindi dopo due anni di piena attività e in vista di un 2012 importante, mi sono fermato per un mese, senza fare nessuna attività fisica. Ho ripreso la bici il 6 dicembre, abbinandola a dei lavori in palestra (pressa, squat, addominali, dorsali, ecc…). I primi 10 giorni sono stati di ripresa, quindi massimo 2 ore, solo dopo la palestra; poi è arrivato il momento di cominciare a fare chilometri: tante ore in bici (cicli di 4,5,6 ore) per mettere una base, oltre che per eliminare i chili di troppo. Dall’ultima settimana dell’anno ho ripreso con i lavori specifici (sfr, volate, cambi di ritmo, dietro moto, partenze da fermo..) su strada, ma anche inserendo due allenamenti a settimana in pista (lavori di forza esplosiva e resistente, agilizzazione) che si sommavano ovviamente a quelli su strada. Il mio debutto è stato fissato in Argentina, al Tour de San Luis, a fine gennaio (23-29), quindi ho deciso, per allenarmi meglio ed evitare il freddo, di partire e allenarmi a Gran Canaria con Oss, Guarnieri, Kreuziger, Koren e Bozic. La scelta di partire con la stagione cosi presto, nonostante lo stacco di un mese, è supportata dal fatto che cosi facendo non avrò nessuna pressione, nessuno stress e nessuna rincorsa al risultato da fare nella prima parte di stagione. Certo che se ce ne sarà l’occasione…

 

Come ti trovi nella Liquigas? Con chi hai legato di più in squadra?

La Liquigas-Cannondale ha un occhio di riguardo per me da quando ho 15 anni (tramite Paolo Slongo). Mi hanno cresciuto, mi conoscono e questo rende tutto più facile. Hanno creduto in me e mi hanno dato spazio da subito, permettendomi di raggiungere già nei primi due anni da neoprofessionista traguardi importanti. E’ un ambiente tranquillo e giovane, siamo un bel gruppo e facciamo di questo la nostra forza. Questi sono i motivi per cui ho sempre espresso la mia volontà di restare, nonostante il mio valore si sia alzato, e quindi ho rinnovato il contratto per le prossime due stagioni. Essendo una squadra giovane, è facile legare e affezionarsi a tutti: con Oss e Sagan ho un bel rapporto, ma anche con Sabatini e Dall’Antonia. Vado d’accordo con tutti, Nibali e Basso compresi . Ogni componente della squadra ha un ruolo fondamentale per il raggiungimento dei miei risultati, anche il personale (meccanici, massaggiatori e direttori).

 

I due capitani per le corse a tappe saranno ancora Ivan Basso e Vincenzo Nibali. Cosa ne pensi della loro possibilità di vincere rispettivamente il Giro d’Italia e il Tour de France?

Si, i nostri capitani per le corse a tappe sono loro. I percorsi hanno portato a queste scelte, quindi Ivan punta dritto al Giro e conoscendolo, si farà trovar pronto per il tris. E’ determinato come pochi e non lascia nulla al caso. Io credo molto in lui, per me è un esempio. Vincenzo, dopo due podi al Giro e una vittoria alla Vuelta, secondo me è l’unico, per talento, per classe e per età, in grado di contrastare Contador. I 100 km a cronometro del prossimo Tour forse lo penalizzano, ma può correre dividendo le pressioni con Sagan , che sarà al Tour a caccia di tappe. E questo può essere d’aiuto. Il Tour è la corsa delle corse, quindi auguro a Vincenzo di poterla portare a casa già quest’anno.

 

Che rapporto hai con le altre due grandi speranze del ciclismi italiano oltre a te, Diego Ulissi e Andrea Guardini?

Con Diego Ulissi ci siamo conosciuti da Allievi, compagni di nazionale alle mini-olimpiadi europee (EYOF), e già in quell’occasione entrambi avevamo raccolto successi importanti. Poi ricordo come fosse ieri quando nel 2005 vinse per la seconda volta la Coppa d’Oro proprio davanti a me. E’ un rapporto di amicizia e reciproca stima che continua da anni. Lo scorso anno mi ha impressionato per come ha affrontato l’ultima delle tre settimane di Giro d’Italia: ha dimostrato di che pasta è fatto, confermandosi poi con la vittoria al Giro di Slovenia. Lui è nato per diventare un campione. Con Andrea è da quando abbiamo 8 anni che ce le suoniamo di santa ragione. Penso che questo duello, che si ripete oramai da quattordici anni, sia motivo di stimolo e di motivazione per entrambi. Oltre che una sfida che piace agli appassionati, siamo ancora giovani e quindi meglio abituarsi a conviverci perché chissà quante volate dovremo ancora fare uno contro l’altro. Per fortuna comunque siamo due atleti di caratteristiche diverse: lui molto più veloce, io un po’ più completo. La cosa bella è proprio essere amici-rivali: abbiamo frequentato la stessa scuola (però in classi diverse) e ci alleniamo spesso insieme quando siamo entrambi a Verona. Tra noi mai uno screzio, solo pura rivalità sportiva. Io penso proprio che nei prossimi anni possa essere, per la sua esplosività, l’anti-Cavendish perfetto.

 

E infine ti chiedo con che spirito di stai avvicinando all’esordio stagionale in Argentina, al Tour de San Luis?

Il Tour de San Luis rappresenta il mio debutto stagionale. Siamo arrivati in Argentina ben 10 giorni prima per poterci preparare bene e allenarci al caldo. Come tutte le gare in America, anche questa è importante per il nostro secondo sponsor  Cannondale. Quindi la squadra sarà molto competitiva con Nibali e Sermiento che guarderanno alla classifica generale e con me, appoggiato da Dall’Antonia, per le volate. Mi  permetto di mettere un punto di domanda sulla mia condizione perché, anche se le sensazioni sono buone, lo stacco effettuato a novembre potrebbe danneggiarmi in brillantezza ed esplosività. Ma le tappe adatte a me sono tre, quindi sono fiducioso per il finale.

Grazie mille per l’intervista e in bocca al lupo per la stagione 2012.

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Ultimo aggiornamento Sabato 21 Gennaio 2012 12:47
 

In Giro con Balloni

 

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