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La voglia di crescere di Mancuso PDF Print E-mail
Written by Giuseppe Girolamo   
Salvatore Mancuso in maglia Isd
Il corridore di San Filippo del Mela in esclusiva a cyclingworld

Salvatore Mancuso mercoledì 28 è rientrato dalla esperienza sud americana del Giro del Messico. Con il corridore della Isd – Neri, abbiamo colto l’occasione per sapere le sue impressioni della corsa e avere delle confidenze sui primi mesi di professionismo.

- Salvatore, come è andata in Messico? Bene. Ho sofferto le prime tappe a causa del viaggio lunghissimo e per il fuso orario, poi ho iniziato a carburare e a prendere confidenza con la corsa, ottenendo anche qualche buon piazzamento nei primi dieci, cosa importante per un neo professionista come me. Nel finale ho lavorato per Colò, il migliore dei miei compagni in classifica generale.

- Reputi interessante l’esperienza? Molto importante. Tutto questo serve per capire meglio i meccanismi del mondo del professionismo. Il Giro del Messico, non sarà la miglior corsa al mondo, ma come organizzazione e percorsi, non ha proprio niente da invidiare a nessuno. Un bagaglio di esperienza utile per questi primi mesi di professionismo.

- Come è stato il tuo impatto col professionismo? Non mi sono potuto esprimere ancora ad alti livelli. Il professionismo è diverso da qualsiasi altra categoria, trovi gente agguerrita e tutti sono preparati al meglio.

- Quali sono le differenze tra Dilettanti e Professionismo? Prima di tutto le distanze di corsa ovviamente e poi il budget. Grandi squadre, con grandi sponsor possono fare la differenza, permettendosi di essere invitate in quasi tutte le gare più importanti. Al prossimo Giro d’Italia mancheranno squadre di rilievo come la Flaminia e la Isd. Mancheranno corridori come Riccardo Riccò - rientrato alla grande dopo la squalifica – e mancherà Giovanni Visconti – attualmente in testa alla classifica di merito della Uci in Europa. Questi due atleti non avranno modo di esprimere le proprie potenzialità nella gara principe del panorama ciclistico italiano. Gli organizzatori preferiscono avere squadre con budget maggiori, con maggiore risonanza mediatica; tutto questo a danno dello spettacolo.

- Come dovrebbe secondo te cambiare il mondo del ciclismo? Sono nuovo dell’ambiente e forse la persona meno adatta per dare valutazioni di questo tipo, ma se fosse per me, abolirei la distinzione tra formazioni Pro tour, Professional e Continental. Tutti dovrebbero avere il diritto e l’opportunità di partecipare alle grandi corse mondiali, senza distinzione di budget o sponsorizzazioni. Le prime 22 squadre, di una graduatoria stilata in base ai risultati ottenuti, dovrebbe essere ammesse ai grandi appuntamenti.

- Un ciclismo più globale? Un ciclismo aperto a tutti, dalla Sicilia al Veneto, dalla Calabria alla Lombardia.

- Da siciliano, come vedi il ciclismo in Sicilia? I tanti talenti siciliani devono emigrare giovani, per riuscire a far valere le proprie qualità. In Sicilia mancano strutture e sponsorizzazioni; chi fa ciclismo al Sud ho osannato come un eroe o è definito pazzo. Messina e la sua provincia mi hanno fatto da culla sino alle categorie giovanili, poi ho capito che per emergere avrei dovuto andare altrove. I corridori siciliani in gruppo siamo parecchi e questo premia la nostra voglia di lottare e di non arrenderci nel voler raggiungere i nostri obiettivi. Vincenzo Nibali da messinese sta facendo da sprone per sensibilizzare la gente al ciclismo, io e Luigi Gitto cercheremo nei prossimi anni di dare il nostro contribuito per portare avanti i giovani nella pratica del ciclismo, che oltre ad essere sport è davvero una grande palestra di vita.

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Last Updated on Thursday, 29 July 2010 17:20
 

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