

| A tu per tu con Pierpaolo De Negri |
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| Thursday, 05 August 2010 07:12 |
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Per questa settimana abbiamo intervistato Pierpaolo De Negri, neoprofessionista della ISD – Neri. La stagione in corso lo ha portato in Argentina, in Malesia, in Messico e in Cina dove, nel Tour of Qinghai Lake ha ottenuto ottimi risultati e sfiorato la prima vittoria tra i professionisti.
Allora, Pierpaolo, come stai?
Ciao dopo esser tornato dalla Cina ho risentito un po’ del fuso orario, ma ora sto bene. Soddisfatto della stagione in corso?
Si sono abbastanza soddisfatto della stagione, ho fatto diverse esperienze all’estero, avrei voluto fare qualche esperienza in qualche corsa davvero importante come la Milano-San Remo.
Io sono un corridore da classiche, tengo bene nelle salite corte e vado bene in volata, soprattutto nei gruppi ristretti. Non sono un cronoman. Quando e perché hai iniziato a correre in bicicletta?
Ho iniziato a correre a sei anni, mio papà ha corso pure lui e tramite dei suoi amici che avevano una squadra qui vicino, ho cominciato a dare le prime pedalate ed è stato amore a prima vista. Qual è il tuo rapporto con il ciclismo?
Il ciclismo è la mia vita come ho detto mio papà correva, è il mio primo tifoso, ed a casa si parla e si Qual è la corsa dei tuoi sogni?
È la Milano-San Remo, arriva nella mia regione ed è la corsa che amo di più. Quest’anno Chi sono stati i tuoi idoli, sportivi e non?
I miei idoli del passato sono sicuramente Marco Pantani per le sue imprese in salita, un altro scalatore Fernando Escartín lui dava veramente l’impressione di come si fatica in bici! E Mario Cipollini (Re Leone) conoscerlo di persona ed allenarcisi insieme è stata un’emozione,capire quanta grinta ha ancora nell’allenarsi un uomo di quarant’anni è stato più faticoso! Ma stimolante per me. Anche tu, come Fabrizio Lucciola, hai passato parecchio tempo tra i dilettanti. Cosa ti hanno dato quegli anni?
Gli anni passati nei dilettanti mi hanno insegnato molte cose. È stato il momento in cui si è smesso di giocare e si è deciso se continuare e scegliere lo sport che ami come lavoro oppure fare dell’altro e andare in bici solo la domenica. Non ho avuto dubbi sulla prima. Poi mi hanno insegnato anche a fare dei sacrifici, senza di quelli è dura poter raggiungere alcuni obbiettivi. La nazionale under23 poi, mi ha regalato l’emozione di gareggiare e confrontarsi con altri corridori all’estero. Poco più di un anno fa ci lasciava Fabio Fazio, tuo compagno alla Neri Sottoli. Cyclingworld, nei giorni scorsi, ha commemorato la sua memoria. Cosa resta di lui nei tuoi ricordi?
La scomparsa di Fabio è stato un brutto momento della mia vita. Lui aveva la mia età, ho corso con lui per due anni e contro di lui da quando ero bambino e andavo a correre in Emilia, c’era un certo Fazio che era proprio dura battere in volata. Prima di tutto per me era un amico, abbiamo passato bellissimi momenti insieme anche fuori dalla bici. Ha lasciato un vuoto, allo stesso tempo mi ha fatto capire quanto una persona si può innamorare di questo mondo, del ciclismo. Guardando i tuoi risultati sembra che tu riesca ad ottenere i risultati migliori all’estero (in Inghilterra, in Cina, in Argentina). Come te lo spieghi?
Ultimamente ho ottenuto risultati migliori all’estero perché in Italia ho corso poco, il novanta percento delle corse le ho fatte fuori dal mio paese. Il Team Manager della tua squadra è Luca Scinto. Ci racconti che tipo è?
Luca Scinto mi ha insegnato molte cose. A fare il corridore su tutto ed a curare ogni piccolo aspetto. Sono quattro anni che corro con lui, abbiamo un ottimo rapporto. Ci dà tanta grinta in corsa, sa tirare fuori energie da un corridore che è all’arrivo di una tappa dura e sfinito. Sa scherzare
A Lucciola abbiamo chiesto di Riccò, a te non possiamo non chiedere di Giovanni Visconti. Che impressione ti ha dato?
Giovanni è un campione vero, si sa allenare e sa come fare il corridore sceso dalla bici, da lui ho sempre da imparare. È sempre disponibile ad aiutare i compagni, è il marine numero uno. Pensi che sia pronto per il salto di qualità che tutti si aspettano?
Credo di sì, i risultati parlano da soli. La nostra squadra è cresciuta tantissimo grazie a lui. Per finire, un piccolo sondaggio. Chi scegli tra Contador e Andy Schleck?
Preferisco Andy Schleck mi sembra più umile ma quando bisogna menare in salita è sempre presente. Non ha vinto come Contador, ma i prossimi anni gli darà filo da torcere. Tra Cavendish e Petacchi?
Mi piace Cavendish, ha solo un anno più di me ha vinto tutto e dappertutto. È il velocista più esplosivo che abbia mai visto e provato. Al giro d’Irlanda l’anno scorso, ha vinto una tappa con una volata ad 80km/h. E tra Riccò e Nibali?
Dico Nibali, mi piace e mi sta simpatico. È un gentleman, ed è il futuro italiano per le corse a tappe.
Chi è, secondo te, il giovane corridore italiano più forte?
Non saprei dire chi è il più forte giovane italiano. Ce ne sono tanti che promettono bene da Modolo, mio amico e rivale da dilettante, a Malori, Brambilla, non conosco Felline ma in tanti me ne hanno parlato bene.
Qual è il tuo prossimo obiettivo per la stagione in corso?
Obbiettivi per la stagione in corso non ne ho molti. Primo su tutti fare esperienza. Ora vorrei fare bene in Danimarca: è un bel giro e con grandi squadre. Vorrei mettermi in luce in qualche bella corsa. Magari in Italia, ad Agosto. Grazie e in bocca al lupo per il prosieguo della stagione e della carriera
Crepi!
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