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Promossi
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Damiano Cunego (Lampre) è stato lui il corridore che più di ogni altro ha provato a tenere alto l’onore italico in questo Tour, riuscendo a mostrare una continuità di rendimento mai più vista dopo il Giro d’Italia 2004. Stavolta oltre alle gambe c’era pure di testa e si è visto quando era leggermente inferiore agli avversari in salita quando ha tenuto duro per più tempo possibile ma senza andare mai fuori giri. In tanti lo hanno criticato per una corsa “anonima” ma da gran corridore ha preferito giocarsela e soffrire con i migliori del lotto e non cercare di vincere una tappa uscendo di classifica e questo è un merito. E’ vero che con i se e con i ma non si fa la storia ma in salita pur non esprimendo nessun particolare guizzo ha mostrato di essere da podio. Alla fine è stato settimo in classifica e sembra che il numero 7 sia quello che lo rappresenti meglio in questo Tour, infatti si è classificato settimo in ben 4 frazioni. Da questa prestazione può ripartire per cercare di tornare a salire su un podio di un grande giro, più facile che si il Giro o la Vuelta.
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Marco Marcato (Vacansoleil) decisamente il più attivo dei 15 corridori azzurri sulle strade di Francia, ha cercato e trovato (3 volte) tante volte la fuga ma alla fine per lui solo un paio di piazzamenti nei 10. Si è comunque tolto una grandissima soddisfazione salendo sul podio nella decima tappa come corridore più combattivo e partendo l’indomani col numero rosso, decisamente non male per questo ragazzo che fa della combattività e della regolarità le sue arme migliori. Per il definito salto di qualità gli manca decisamente poco ed è sulla buona strada, deve solo girare la ruota della fortuna, visto che raccoglie sempre tantissimi piazzamenti, basta un successo e si sbloccherà.
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Daniel Oss (Liquigas) il trentino è una delle poche note liete in casa Liquigas, lui che è uomo da classiche del Nord e quindi qui al Tour di terreno per lui non ne ha trovato tantissimo, nelle prime tappe ha lavorato elusivamente per Ivan Basso, proteggendolo e cercando di evitare di fargli perdere secondi preziosi, poi in seguito si è messo in proprio buttandosi nelle volate, dimostrando buone doti classificandosi per 4 volte nei 10, di cui una al quarto posto. Se sia nato un velocista non lo sappiamo ma di certo se nelle classiche del nord arriva in volata con qualcuno non è certamente battuto.
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Manuel Quinziato (Bmc) decisamente buono il suo Tour tutto al servizio del nuovo Re di Francia Cadel Evans, fondamentale il suo apporto sia nella crono squadre del secondo giorno che nelle prime 2 settimane di corsa quando la Bmc ha corso come se avesse la maglia correndo sempre in testa per evitare inutili problemi. Per esigenze di squadra ha rinunciato ai suoi classici tentativi di fuga ma può dirsi assolutamente soddisfatto di aver accettato la corte della Bmc, un giorno potrà raccontare ai nipoti di aver vinto un Tour de France insieme a Cadel Evans.
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Adriano Malori (Lampre) Strappa la sufficienza per i 2 tentativi di fuga e perché il primo italiano a mettersi in mostra in questo Tour nella sesta tappa quando dopo una fuga prima a sei, poi a 2 ed infine solitaria viene riassorbito dal gruppo negli ultimi km e viene premiato come più combattivo di giornata. A conti fatti ha aiutato poco Petacchi visto che il treno Lampre non c’è mai stato, con lo spezzino che preferiva puntare alla ruota di Cavendish, alla crono finale è arrivato un po’ scarico classificandosi 16esimo.
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Matteo Tosatto (Saxo bank) voluto fortemente da Contador per cercare la doppietta Giro – Tour, ha fatto la sua parte scortando il capitano, peccato che non averlo visto in fuga.
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Matteo Bono (Lampre) ha fatto il suo né più ne meno di quanto viene chiesto ad un onesto corridore come lui, stare al fianco del capitano fin quando le gambe glielo consentono, l’unica pecca, il non aver cercato l’azione personale.
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Paolo Longo Borghini (Liquigas) altro onesto lavoratore ha fatto quanto nelle sue possibilità per aiutare Ivan, dietro ai successi dei campioni ci sono corridori come lui.
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Fabio Sabatini (Liquigas) è lui l’ultimo del Tour con 3 ore 57 minuti e 43 secondi di ritardo da Evans in pratica quando Cadel saliva sul podio lui era ancora sull’Alpe D’Huez, mai visto in volata pur essendo l’uomo veloce del team, basta questo per una bocciatura? Direte di si, ma dopo aver letto che ha corso con una frattura all’osso sacro almeno metà Tour capirete che ha ottenuto un grandissimo risultato arrivando a Parigi, dopo Jhonny ecco un altro degli eroi del Tour de France. |
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Rimandati
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Paolo Tiralongo (Astana) rispetto al Giro è stato un Tour molto più anonimo e deludente, ma non è colpa sua visto che un virus lo ha prima debilitato e poi costretto al ritiro, in pratica il suo Tour non è mai cominciato visto che alle prime salite è arrivato già debilitato, è un guerriero e lo aspettiamo alla Vuelta.
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Alessandro Vanotti (Liquigas) doveva essere l’angelo custode di Basso nelle tappe pianeggianti e in discesa, lo ha fatto per quanto possibile ma non lo abbiamo visto sui suoi migliori standard, quindi anche per lui una prestazione da rivedere.
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Bocciati
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Ivan Basso (Liquigas) venuto in Francia per coronare il sogno di una vita quello di salire sul gradino più alto sugli Champs-Élysées, torna in Italia a mani completamente vuote, non solo non è arrivata la vittoria o il podio ma non si è mai visto il vero Ivan Basso, quello che per fare un esempio non troppo lontano nel tempo lo scorso anno ha surclassato Cadel Evans al Giro d’Italia. Per Ivan una campagna di Francia deludente e da archiviare il prima possibile, è sembrato di rivedere l’Ivan del 2009, quello che stava con i migliori ma non aveva il cambio di ritmo per fare la differenza. Per tanti non vincerà mai il Tour, forse è vero ma non è detta l’ultima parola, ha ancora qualche occasione per provarci anche se gli anni passano e le possibilità diminuiscono, in questo senso il suo esempio deve essere proprio Cadel Evans che quest’anno si è imposto dopo aver bucato 2 Tour de France.
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Alessandro Petacchi (Lampre) se Basso era atteso sul podio a Parigi Ale – Jet era chiamato a ripetere l’eccezionale Tour dello scorso anno che lo vide salire sul podio a Parigi con la maglia verde, dopo aver conquistato 2 vittorie e tanti piazzamenti, non era chiamato al bis, ma lo si aspettava tra i protagonisti nelle volate e invece niente mai protagonista ad eccezione di 2 tappe la numero 7 quella di Chateroux, dove fu si secondo ma dimostrò che proprio non ne aveva in questo Tour per centrare un successo di tappa e la tappa di Montpellier dove invece fu terzo dopo una bella rimonta, questa tappa sembrava il viatico per una grande tappa finale e invece a Parigi non è riuscito nemmeno a fare la volata. Più che le gambe è sembrato essere assente con la testa.
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Leonardo Bertagnolli (Lampre) il più fidato dei gregari di Damiano Cunego è mancato clamorosamente all’appello, sempre nelle retrovie fin dalle prime tappe, sulle salite dove era atteso ha continuato col suo trend negativo, arrivato in Italia ha salutato la compagnia non ripartendo da Pinerolo.
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Ivan Santaromita (BMC) anche lui come Quinziato potrà raccontare un giorno di aver vinto un Tour ma ad essere onesti ci si aspettava qualcosa in più da lui soprattutto nelle tappe di montagna, dove raramente è stato in grado di aiutare realmente Evans o di stargli a fianco. La sufficienza ci sarebbe ma viste le sue doti ha un po’ deluso.
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