Guadagna Online Mauro Da Dalto: l’importanza del gregario

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Mauro Da Dalto: l’importanza del gregario PDF Print E-mail
Written by Luca Filipas   
Thursday, 09 February 2012 10:07

Intervista esclusiva al corridore della Liquigas-Cannondale che si appresta a vivere la sua settima stagione da professionista

 

Una carriera al servizio dei capitani. E’ questa la storia di Mauro Da Dalto, corridore veneto della Liquigas-Cannondale, che ama anteporre gli obiettivi della squadra ai traguardi personali. Professionista dal 2006, ha diviso la sua carriera tra Lampre e Liquigas. E’ alla ricerca della sua prima vittoria da professionista e conta di raggiungerla nel 2012, prima della fine del mondo (previsione dei Maya, ndr). In questa intervista ci racconta presente, passato e futuro della sua carriera ciclistica e alcune interessanti curiosità.

Ciao Mauro, com’è andata la prima corsa stagionale in Australia?

Per quanto mi riguarda è stata molto positiva anche se ho faticato tantissimo. I percorsi a volte erano esigenti e le andature alte: però mi hanno permesso di fare i primi “fuori giri”, molto utili a inizio stagione.

A che punto sei della condizione?

Difficile dare un giudizio a questo punto della stagione. Le sensazioni sono buone, mi sono allenato tutto l'inverno con criterio. Diciamo che dopo aver corso in Qatar e poi Oman potrò tirare qualche conclusione. L'importante per me è star bene e svolgere il mio lavoro al massimo delle mie possibilità perché i capitani possano trarne il massimo risultato.

Come hai impostato la preparazione per il 2012 (chilometri, lavori particolari, ritiri con la squadra, ecc…)?

Avendo fatto l'ultima gara in Cina a metà ottobre, non ho voluto mollare del tutto, anche perché sapevo già che avrei ricominciato la nuova stagione presto con il Tour Down Under. Quindi ho cercato di fare un riposo attivo: tante camminate in montagna, alcune sedute di palestra posturale e qualche uscita in mtb con gli amici. Questo mi ha permesso di non aumentare troppo il mio peso. Cosi poi sono riuscito a rifinire il lavoro svolto in precedenza con i ritiri di squadra in Sardegna e i primi lavori di fondo in bici.

Quali obiettivi ti sei prefissato per questa stagione dal punto di vista personale?

I miei obiettivi sono tanti e allo stesso tempo nessuno. Do talmente tanta importanza al concetto ''squadra'' che il più delle volte tralascio le ambizioni personali. A volte svolgere il proprio dovere verso il capitano per farlo vincere o ben figurare, è altrettanto gratificante che una vittoria personale. Comunque il sogno nel cassetto è fare bene al Giro delle Fiandre o in una tappa del Giro o del Tour.

Invece per quanto riguarda il lavoro da gregario, aiuterai Basso al Giro o Nibali al Tour?

Quest'anno secondo me abbiamo una squadra molto forte su tutti i terreni. Per ora sono stato abbinato a Nibali, poi durante la stagione ci potranno essere delle variazioni a seconda della condizione. L’importante sarà verificare se andrò forte o meno: è questa la cosa basilare.

Cosa ne pensi delle loro possibilità di vittoria?

Stiamo parlando di due campioni. Basso, metodico su tutto, non lascia nulla al caso. Nibali, madre natura gli ha dato delle doti che neanche lui sa di avere e gli riesce tutto facile. Secondo me i grandi giri sono i loro principali obiettivi e sono comunque alla loro portata. Certo che se Vincenzo riuscisse a far bene al Tour centrando il podio, sarebbe un ulteriore salto di qualità e di maturazione. Ivan invece ha bisogno solo di confermare quello che è: un uomo in grado di gestire tutte le situazioni, anche quelle più incasinate che questo sport ci propone.

Sei ancora alla ricerca della tua prima vittoria tra i professionisti. Pensi che sia l’anno giusto per coronare una bellissima carriera sempre al servizio dei capitani?

Si, è vero. Sono ancora alla ricerca della mia prima vittoria nella massima categoria. Però non ho nulla da recriminare. Bisogna essere portati e io sono un corridore completo: “vado piano dappertutto” (ride, ndr). Come ho detto, non riesco a pensare a me stesso e do sempre il massimo per gli altri. Però, adesso che mi fai pensare, potrebbe essere il 2012 l'anno giusto e sai perché?! Se riuscirò a vincere, ci sarà la fine del mondo come hanno detto i Maya (ride, ndr).

Sei passato dalla Liquigas alla Lampre e poi ancora alla Liquigas. Quale delle due squadre italiane è quella meglio organizzata? Raccontaci un aneddoto “di spogliatoio” della Liquigas e uno della Lampre.

Sono delle esperienze che ognuno di noi deve fare. Io sono un corridore trasparente e il più delle volte lo prendo sempre nel di dietro (ride, ndr). Sono due squadre completamente diverse, gestite in maniera diversa. Si assomigliano solo perché fanno parte del movimento World Tour. Poche altre possono essere all'altezza della Liquigas come gestione: non ti fanno mancare niente, ti mettono nelle condizioni di poter lavorare per dare il massimo. Questo è un vero e proprio concetto di “squadra”. Aneddoti in particolare non ce ne sono. Dico solo che tra compagni sostanzialmente non cambia nulla perché il modo di far gruppo tra di noi è il solito, forse in Lampre su questo peccavano un po’. Liquigas fa di questo concetto un punto centrale della squadra: facciamo dei ritiri proprio per creare intesa fra compagni di squadra. La bici non è tutto nella vita, ma esprimere le proprie idee e confrontarsi con il resto fa parte di questo mondo. Io infatti sono uno a cui piace stare a tavola attorniato dai compagni proprio a raccontare le mie marachelle, le avventure vissute in passato: questo sport ci propone anche questo. Socializzare ti fa crescere e imparare, in Lampre purtroppo questo capitava di rado, anzi quasi mai.

Con quale corridore del gruppo hai legato maggiormente?

Non sono uno che crea facilmente amicizie forti. Diciamo che io sono amico di tutti. E quelli che mi vogliono bene, mi vogliono bene per quello che sono.

Per concludere, sappiamo che hai dei vigneti in Veneto. Quando smetterai di correre ti occuperai di quello o vorresti rimanere nel ciclismo?

E’ vero. In famiglia abbiamo una piccola azienda vinicola gestita principalmente da mio papà e ne vado fiero. Diciamo che l'obiettivo per un domani sarebbe quello di portare avanti questa tradizione. Ultimamente sto cercando di fare degli investimenti in nuovi terreni. Cosa non facile, ma l'amore per la terra è forte. Però allo stesso tempo non sono uno che molla facilmente quello che fa: il ciclismo mi ha dato molto e sento che io ho ancora tanto da dare a questo mondo. Quindi il rimettermi in discussione anche una volta sceso dalla bici è una delle ipotesi. Chissà.

Grazie mille dell’intervista e in bocca al lupo per la stagione 2012.

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