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Intervista a: MIrko Tedeschi PDF Print E-mail
Written by Alessandro Zuccolo   
Friday, 16 December 2011 13:01

Mirko “Mich” Tedeschi, classe 1987 atleta della provincia di Varese, categoria “elite”, ci ha concesso quest’intervista per conoscerlo meglio.

 

Passiamo alle domande:

Che tipo di corridore sei? Quali sono le tue caratteristiche?

«Mi definisco un passista-scalatore. Faccio molta fatica a vincere, sono riuscito a vincere solo una gara ma ho dalla mia la costanza, poche volte esco dagli ordini d’arrivo. Peccato che mi sono “sbloccato” ormai a stagione quasi terminata.»


Quest’anno hai ottenuto 1 vittoria e tanti piazzamenti nei primi dieci, come la definiresti questa stagione? E cosa pensi per l’anno prossimo, quali sono i tuoi obbiettivi?

«Si è vero, come dicevo prima purtroppo sono riuscito a vincere solo una gara. Il mio problema è che non riesco a finalizzare, mi spiego meglio: quest’anno ho avuto molte occasioni per vincere ma non sono riuscito a sfruttarle come avrei dovuto; credo che il nervosismo me lo abbia impedito. Nel finale di gara, non essendo lucido per la troppa voglia di vincere, commettevo troppi errori e sprecavo troppe energie inutili che alla fine mi avrebbero permesso di raccogliere una vittoria. Nonostante questi errori posso dire che sono comunque soddisfatto della mia stagione, sono stato competitivo da marzo a ottobre anche in gare di livello nazionale e internazionale, la mia squadra ha sempre creduto in me , un ringraziamento va alla “Viris Vigevano” perché ha saputo valorizzarmi anche se la vittoria faticava ad arrivare. Questa stagione mi è servita per mettere un altro mattoncino, per maturare ulteriormente sia fisicamente che mentalmente e sono pronto per iniziare una nuova stagione e raccogliere quello che ho seminato anno dopo anno con costanza, quella costanza che mi ha contraddistinto in questi anni e che spero mi permetta di raggiungere il mio obiettivo, ovvero il passaggio al professionismo.»

Non sei più under23 anche se sei ancora giovane (24 anni) ma non giovanissimo , sei elite quindi ancora “dilettante” il tempo passa ed il “nuovo” avanza, continui con la speranza di passare professionista? O per spirito agonistico o altri motivi?  Ti dai un limite entro il quale decidere cosa fare oltre al ciclismo?

«Sono ormai al terzo anno di “elite”, sinceramente non avrei mai pensato di continuare fino a 24 anni in questa categoria; mi ero già dato un limite che era fissato alla fine di questa stagione, infatti in questo periodo ho pensato di mollare ma riflettendoci bene anche con l’aiuto di chi crede in me ho deciso di continuare, i motivi che mi hanno fatto andare oltre e provarci un ulteriore anno sono 3: il primo è che ogni anno ho un miglioramento, il secondo è che mi sono trovato benissimo nella massima categoria e il terzo è che non ci sto a smettere proprio ora che sono arrivato ad un passo dal mio sogno; per questi motivi quindi ho voluto riprovarci per l’ultima volta spostando il limite a fine 2012. »

A che età hai iniziato a correre ed in che squadra? Cosa ti ricordi delle categorie giovanili?

«Ho iniziato a correre nel 1993 quando all’età di 6 anni feci la mia prima gara nella categoria G1, correvo per la A.S Besnatese, squadra del mio paese nella quale ho militato fino alla categoria juniores (nel 2004 è diventata G.S Prealpino essendosi unita alla Gornatese). Ho dei bellissimi ricordi delle categorie giovanili, era magnifico andare a correre solo per divertirsi e giocare con gli altri bambini. Mi è sempre piaciuto correre in bici, non è mai stato un peso, i miei genitori mi hanno sempre sostenuto ma senza “stressarmi” come spesso e volentieri, purtroppo, accade in quelle categorie. Il ciclismo ha caratterizzato praticamente tutta la mia vita, ho sempre conciliato studio e allenamenti dando più importanza allo studio fino al passaggio al dilettantismo.»

Nel 2012 in quale squadra correrai? È un cambio o una riconferma e come mai questa scelta?

«Nel 2012 correrò nel Team Idea 2010. E’ stata una decisione molto difficile quella che ho dovuto prendere in questo periodo, ci sono stati dei momenti in cui il passaggio al professionismo sembrava possibile e altri in cui capivo che era molto dura; quando ho capito che ormai non c’erano più possibilità per il “passaggio” ho iniziato a pensare cosa mi conveniva fare per avere possibilità di passaggio nel 2013. Ho scelto il Team Idea perché subito al primo incontro con la squadra mi è stato presentato il progetto che mi è piaciuto, inoltre ho capito la serietà delle persone che ci sono alla base di questo progetto che consiste nel traghettare i dilettanti meritevoli nella massima categoria del Team; è una grande occasione quella che mi si è presentata e mi da morale per una nuova stagione.»

Che tipo di preparazione invernale stai facendo o che fai di solito?

«La mia preparazione non consiste in niente di particolare, eseguo delle sedute in palestra per allenare la forza muscolare e delle uscite in bici per il lavoro aerobico.» 

Di solito ti alleni a tabelle o a sensazioni? Da solo o in compagnia?

«Solitamente ho delle tabelle da seguire, anche quest’anno sto eseguendo dei lavori prestabiliti con il preparatore. In base alle sensazioni che ho allenandomi si può modificare la tabella parlandone con il preparatore. Mi piace allenarmi in compagnia soprattutto quando faccio allenamenti lunghi, quando eseguo lavori specifici preferisco uscire solo o con altri compagni che devono fare il mio stesso lavoro in modo tale da essere concentrato al 100% su quello che sto facendo.»

Un atleta come te, della tua categoria, quanti chilometri fa in un anno? e quanti giorni di gare fa?

«In media faccio 25.000 km all’anno e 70/80 giorni di gare.»

Per due anni consecutivi hai fatto stage estivi nella categoria professionisti (Carmiooro 2010 e Lampre 2011) e ti sei dato da fare con tanto impegno… secondo te, cosa non ha funzionato? perchè alcuni fanno gli stage e non passano professionisti ed altri invece che non fanno gli stage invece trovano l’agognato passaggio al professionismo?

«Sia nel 2010 con la Carmiooro NGC che nel 2011 con la Lampre ISD mi sono trovato benissimo con i professionisti, mi piace il loro modo di correre e per le mie caratteristiche mi sono trovato meglio con loro rispetto ai dilettanti, può sembrare strano ma è proprio così; il chilometraggio, il ritmo forte ma costante sono più adatti a me. A dir la verità non so cosa non ha funzionato in questi due stage, forse niente, è solo il periodo negativo che sta passando il ciclismo a non permettermi di passare “di là”. Mi viene da pensare questo perché penso di avere dimostrato di essere all’altezza per correre nel mondo professionistico. Fare lo stage non equivale a passare professionisti. In questo periodo tante formazioni hanno chiuso, tante si fondono, ci sono tanti corridori alla ricerca di squadre e so che sicuramente non sono capitato nel momento migliore. Credo nelle mie potenzialità, cosa che mi è mancata negli anni precedenti, non voglio mollare, con la mia costanza voglio raggiungere quell’obiettivo, non so se ce la farò ma di certo ci proverò fino in fondo. »

Visto che qualche gara tra i professionisti sei riuscito a farla (come stagista) quali sono le differenze che ti vengono in mente, tra i professionisti ed i dilettanti?

«Sicuramente ci sono molte differenze tra le due categorie, innanzitutto nei professionisti il chilometraggio è più elevato e la gara si svolge diversamente, c’è un “punto morto” della gara che di solito è quando la fuga di giornata riesce ad andare, in quella fase ci si rilassa un po’ recuperando le energie spese nella prima parte di gara dove la media è elevatissima appunto per i continui scatti degli “uomini” destinati ad andare in fuga. Non c’è tutta quella tensione ed agitazione che è presente nelle corse dilettantistiche, si corre con gente prima di tutto più “adulta” e poi è, per tutti corridori del gruppo, il proprio lavoro quindi si sa con precisione la mansione che si deve svolgere; c’è chi tira, chi va in fuga, chi va a prendere le borracce e il cibo per i compagni, chi deve “fare la corsa” nel finale ecc. Con i dilettanti invece tutto questo quasi mai succede, si corre in modo completamente diverso, è un infinità di scatti ed è difficile che una fuga prenda 6/7 minuti, non c’è tutta quell’organizzazione che c’è nei professionisti. Ci sono un sacco di elementi che differenziano le due categorie, ma è normale.»

Ringraziamo ancora Mirko Tedeschi per la disponibilità e gli facciamo un augurio per la sua carriera. in bocca al lupo per la prossima stagione!

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