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Il Giro ci ha detto che Contador è il più forte ma in tanti si sono messi in mostra.

 

Il Giro 2011 andrà agli archivi con la vittoria schiacciante di Contador, che ha dominato  questo Giro, mostrando una superiorità assoluta, oltre allo spagnolo apparso di un’altra categoria, come al solito ci sono state conferme, sorprese e delusioni, andiamo a scoprirle.

Promossi – Alberto Contador (Saxo) ha dimostrato chiaramente la sua superiorità durante tutta la durata del Giro, gli oltre 6 minuti al secondo classificato ne sono la dimostrazione anche se a dire il vero il distacco sarebbe potuto essere ben più ampio. Ha messo la sua firma su 2 tappe, quella dell’Etna e la cronoscalata del Nevegal ma su tutte le salite del Giro ha impresso il suo marchio, questo è il sesto grande giro(consecutivo) che vince in carriera e non è un caso. Adesso l’attende il Tour dove conta di centrare il quarto successo e fare l’accoppiata Giro – Tour a 13 anni di distanza dall’impresa di Marco Pantani, per confermare di essere imbattibile. Michele Scarponi (Lampre) ha dimostrato di aver fatto il salto di qualità, cogliendo a quasi 32 anni il  primo podio al Giro. Alla vigilia per lui era arrivata l’investitura di sfidante ufficiale da parte di Contador, il secondo posto finale conferma che anche qui lo spagnolo ci aveva visto giusto. Questo Giro è la conferma che tiene le 3 settimane di corsa e può essere protagonista fino in fondo, si è preso anche la rivincita su Nibali che lo scorso anno gli aveva strappato il podio per pochi secondi. Fino all’Etna ha corso da padrone, dopo la batosta siciliana ha capito che Contador gli era superiore e allora ha cominciato a correre con intelligenza e badando più che altro a conquistare il secondo posto assoluto, un risultato di per se da non buttare ma che assume ancora più valore se si pensa che è stato battuto solo da Contador il numero 1 nelle corse a tappe, e che ha battuto Nibali considerato il futuro ma anche il presente dell’Italia per i grandi giri. Dove non arrivava con le gambe ci ha messo grinta e cuore. Unico rammarico per lui il mancato successo di tappa. Vincenzo Nibali (Liquigas) alla fine ha conquistato senza troppi problemi per il secondo anno consecutivo il terzo gradino del podio qui al Giro, confermando di essere ormai tra i migliori interpreti delle corse a tappe. Mai in lotta veramente per la maglia rosa ha pagato il percorso troppo duro per uno come lui che non è uno scalatore puro, ha provato ad attaccare in discesa nella tappa del Gardeccia ma alla fine il suo attacco si è rivelato controproducente ma almeno ci ha provato. Diciamo che da lui ci si sarebbe aspettato qualcosa in più o quantomeno il secondo posto. L’importante è essersi confermato ad alti livelli. John Gadret (Ag2r) è lui la vera sorpresa di questo Giro, venuto in Italia per centrare un piazzamento nella top ten è andato oltre le più rosee aspettative, vincendo la tappa di Castelfidardo e conquistando il quarto posto finale. Il Giro molto duro lo ha certamente avvantaggiato ma non è da tutti avere questa continuità in salita, nelle tappe dure ad eccezione dell’Etna non è mai sceso oltre il sesto posto. Solo le cronometro lo hanno escluso dalla lotta per il podio. Se gadret è stato al rivelazione Jose Rujano (Androni) è stato la riscoperta, come per incanto torna alla corte di Gianni Savio e torna ai livelli del 2005 che gli consentirono di salire sul podio al Giro. In salita è l’unico che almeno nelle prime 2 frazioni impegnative riesce a seguire Contador. La vittoria sul Grossglockner ci ha restituito uno dei migliori scalatori al mondo, adesso se dimostrerà di aver messo al testa a posto il prossimo anno può tornare al Giro e migliorare il sesto posto di quest’anno, un piazzamento che non gli rende merito se consideriamo che nella tappa di Orvieto ha perso oltre 5 minuti. Ha avuto anche in salita qualche giorno difficile come sullo Zoncolan e a Macugnaga ma è normale quando si torna ad affrontare un grande giro dopo alcuni anni. Steven Kruijswik (Rabobank) trovarlo tra i primi 10 è una piacevolissima sorpresa, questo giovane olandese classe 1987 ha conteso fino all’ultimo la maglia a Kreuziger, dopo un inizio abbastanza lento ha dimostrato di essere uno di quelli che più passavano le tappe e più andava meglio, nelle ultime 3 tappe di montagna sempre nei 10, viste queste sue prestazioni in salita e che a cronometro si difende discretamente, ecco un altro corridore che promette di essere protagonista nei grandi giri. Per un giovane che si  mette in mostra ecco un corridore come Kanstantain Sivtsov (Htc) che a 29 anni conquista il primo piazzamento nei 10 in un grande giro, anche il bielorusso è stata una delle sorprese di questo giro, sempre nella parte alta della classifica ha pagato nella tappa del Gardeccia e in quella del Sestriere ma è riuscito a conquistare il decimo posto con la fuga di Tirano e con una buonissima cronometro finale. Ottimo Giro anche per  Mikel Nieve (Euskaltel) che ha dimostrato di poter essere qualcosa in più di un semplice gregario, nel terribile trittico sul finire della terza settimana è stato inferiore solo a Contador, nel finale ha un po’ pagato ma è normale per un corridore che è solo al secondo grande giro in carriera. Il successo in un tappone dolomitico come quello del Gardeccia vale una carriera ma per lui l’impressione e che non si tratta di una caso, già lo scorso anno alla Vuelta fece sua nella stessa maniera la tappa regina, si possiamo dirlo e il re delle tappe regine.

Velocisti – Mark Cavendish (Htc) ha per lui 3 volate e 2 vittorie e un secondo posto, in più ha anche vestito la maglia rosa. Nonostante una condizione approssimativa (si staccava su quasi tute le salite) ha dimostrato ancora una volta di essere il migliore nelle volate, a Parma si è fatto anticipare da Petacchi ma ne aveva di più mentre a Teramo e Ravenna ha vinto senza grossi problemi. Alessandro Petacchi (Lampre), nonostante il passare degli anni e una squadra tutta per Scarponi è stato il più continuo di tutti in volata, la vittoria di Parma ottenuto con esperienza e  mestiere anticipando Cavendish gli ha fatto capire che può ancora giocarsela con tutti e che il difficile inizio di stagione è alle spalle. Per lui in questo giro 5 volate e 5 podi di giornata. Se tutto questo non vi basta si è messo a disposizione di Scarponi ogni volta che è stato possibile esemplare il suo comportamento a Montevergine, Castelfidardo e sull’Etna. Francisco Ventoso (Movistar), velocista atipico ha fatto sua la tappa di Fiuggi bruciando Petacchi nell’arrivo in leggera salita, il secondo posto a Teramo tra Cavendish e Petacchi ha dimostrato che non si è trattato di un caso. Onore a Roberto Ferrari (Androni), che ha concluso il Giro d’Italia nonostante negli ultimi 10 giorni di tappe per velocisti non c’era neanche l’ombra. Nella prima parte di Giro ha mostrato una continuità impressionante piazzandosi in tutte e 5 le volate disputate tra il terzo e il quinto posto, per vincere tappe al Giro probabilmente deve ancora fare un piccolo salto di qualità ma questo per lui nella corsa rosa era l’esordio. Ottimo Giro per Davide Apollonio (Sky), che a Ravenna ha sfiorato la vittoria con il secondo posto dietro a Cavendish, al pari di Ferrari ma mostrato una grande continuità di rendimento non scendendo mai oltre il sesto posto nelle volate disputate, se consideriamo che è del 1989 il futuro per Apollonio e roseo, aspettiamolo nei prossimi anni a duellare con Guardini. Grande Giro per Oscar Gatto (Farnese) che finalmente riesce a mostrare tutte le sue qualità, probabilmente e lo dimostrano il successo di Tropea m anche il piazzamento di Orvieto, Oscar non è più velocista puro ma sta diventando un finisseur. E’ tra i pochi che può vantarsi di aver battuto Contador.

Vincitori di tappa – Promossi anche gli altri vincitori di tappa Angel Vicioso (Androni) che ha fatto sua con una bella azione nel finale e una gran volata la terza tappa di questo Giro, quella tragica della scomparsa di Wouter Weylandt. Pieter Weening (Rabobank) è stato tra i grandi protagonisti di questo Giro con la vittoria di Orvieto e i 4 giorni in rosa. Bart De Clerq (Omega) che nella sorpresa generale ha fatto suo il primo arrivo in salita in quel di Montevergine. Diego Ulissi (Lampre) che al suo primo Giro in carriera si toglie lo sfizio di battere tutti a Tirano e dimostra non solo di avere talento ma anche intelligenza tattica  freddezza nei moneti decisivi, è nato un campioncino. Eros Capecchi (Liquigas) con la sua vittoria a San Pellegrino ha rilanciato la sua carriera che sembrava vivere una fase di stallo, se con Ulissi è nato un campioncino con lui speriamo di ritrovare un vero talento. Paolo Tiralongo (Astana) a Macugnaga ha centrato la vittoria di una vita, una vittoria bellissima e stupenda, che lo ripaga di 11 anni di onorato lavoro al servizio dei suoi capitani. La sua vittoria promette di restare come una delle immagini più belle di questo Giro e non solo, non capita tutti i giorni che la maglia rosa si muova per difendere la vittoria di un suo ex gregario. Vasil Kiryienka (Movistar) al apri di Nieve centra l’impresa di giornata nella tappa del Colle delle Finestre, venuto al Giro per provare a fare classifica ci è riuscito fino alla tappa dello Zoncolan, poi sul Gardeccdia ha pagato dazio, da quel momento in poi ha cercato di conservare energie per entrare nella fuga giusta. Quello che fa nella penultima tappa è qualcosa di eccezionale, dopo tutto il giorno in fuga sale sulla difficilissima salita del Colle delle Finestre e sulla successiva del Sestriere al ritmo dei migliori della classifica. Fa vedere un talento che potrebbe portarlo a vincere molto più di quanto fatto finora. Comunque sembra che quest’anno stia cominciando a fare il salto di qualità. David Millar (Garmin) aspettava la cronometro finale sin da quella iniziale di Torino, per arrivarci si è fatto un Giro intero pieno di salite, alla fine è stato ricompensato con un grande successo. Non hanno vinto tappe ma meritano la promozione Stefano Garzelli (Acqua e Sapone) vincitore della maglia verde e gran protagonista in questo Giro a dispetto dei quasi 38 anni, ha mostrato ancora una volta di essere un gran combattente. Per lui si tratta della seconda maglia verde in carriera dopo quella del 2009. ha onorato al meglio il numero 1 conquistando anche la Cima Coppi di questo Giro 2011, il Passo giau, ha sfiortao il successo sul gardeccia  Chiudiamo con Andrea Noè (Farnese) che ha chiuso la carriera al Giro d’Italia ma non nella maniera che sognava, aspettava la tappa di Milano per chiudere una grande carriera coronata da un successo al Giro e dall’aver indossato la maglia rosa, a casa sua e nel giorno del compleanno di sua moglie, un virus infame glielo ha impedito costringendolo al ritiro in Austria. Il brontolo del gruppo anche in questo giro ha lasciato il segno con la fuga verso il Grossglockner, ha dimostrato che a 42 anni suonati si può essere ancora protagonisti al Giro d’Italia, basta solo fare una vita da atleta. Ciao Brontolo il ciclismo sentirà inevitabilmente la tua mancanza.

 

Rimandati – Roman Kreuziger (Astana),  il sesto posto finale è si il miglior risultato in carriera in un grande Giro ma è molto simile ai 2 piazzamenti nei primi 10 che ha ottenuto al Tour negli ultimi 2 anni, anche stavolta ha confermato di avere un rendimento regolare senza grossi picchi sia in positivo che in negativo. Aveva dalla sua la squadra più forte e contro un percorso troppo duro. Fino al Grossglockner aveva fatto intravedere segnali di crescita ma poi ha pagato su Zoncolan e Gradeccia. Alla prima prova da capitano unico ha dimostrato di non soffre questa responsabilità. Aspettiamo da parte sua il salto di qualità compiuto da Nibali lo scorso anno,

Igor Anton (Euskaltel) venuto qui per un successo di tappa ha centrato l’obiettivo sullo Zoncolan, ritrovandosi terzo in classifica, una volta raggiunto l’obiettivo iniziale è calato anche a livello psicologico, concedendo minuti su minuti nelle tappe di montagna e chiudendo il Giro solo min 18esimo posizione. Un vero peccato visto quanto mostrato fino alla tappa dello Zoncolan e analizzando il percorso, se avesse preparato il Giro non solo per una vittoria di tappa ma anche per fare classifica avrebbe potuto lottare per il podio finale e pensare che questo Giro era l’ideale per uno come lui.  Joaquin Rodriguez (Katusha) non ha quasi mai dato l’impressione di essere al livello dei migliori , il quinto posto finale e l’impennata d’orgoglio nella tappa del Finestre ne salvano il bilancio, di positivo ha confermato di finire in crescendo come dimostra il recupero finale in classifica ma ha perso un occasione che difficilmente gli ricapiterà, un grande giro cosi sbilanciato verso gli scalatori, probabilmente non lo rivedrà. Nelle prime 2 settimane è stato quasi irriconoscibile.

Tra i bocciati troviamo Danilo Di Luca (Katusha) è lui la delusione più grande di questo Giro, mai all’altezza del corridore che fu tranne 2 eccezioni la tappa di Fiuggi e quella di Macugnaga, troppo poco per uno col suo palmares. Nella tappa di Tirano chiusa in terz’ultima posizione ha toccato il fondo.Ha pagato certamente la squalifica ma anche l’avanzare dell’età, adesso aspettiamo la Vuelta per vedere se il killer di Spoltore sarà solo un  ricordo. Denis Menchov (Geox) venuto al Giro quantomeno per centrare il podio finale il corridore russo è sembrato l’ombra di se stesso, non solo non ha avvicinato i livelli del Giro 2009 che conquistò davanti a Di Luca ma non ha mai avvicinato nemmeno i livelli dell’ultimo Tour de France. Il percorso molto duro non lo favoriva ma Menchov è stato di molto inferiore alle attese, in difficoltà già sull’Etna, sullo Zoncolan ha avuto un sussulto d’orgoglio piazzandosi quinto e facendo presagire un finale di Giro in crescendo, invece è andato in calando fino ad affondare nella cronometro finale che ha chiuso in 35esima posizione. Per lui un ottavo posto molto deludente. David Arroyo (Movistar) dopo il secondo posto dello scorso anno era molto atteso e invece ha deluso, chiudendo dolo 14esimo a quasi mezz’ora da Conatdor. Era poartito bene rimanendo con i migliori sull’Etna e sul Grossglockner, poi era tornato in linea con i suoi standard su Zoncolan e Gardecci ama poi è crollato nel finale del Giro, gli è mancata la voglia di lottare e di soffrire per un piazzamento dopo il secondo posto dello scorso anno. Tiago Machado (RadioShack) venuto al Giro per un piazzamento tra i 10 alla fine è solo 20esimo, senza far mai intravedere le sue potenzialità in difficoltà sin dalla tappa di Orvieto non è mai riuscito a stare con i migliori sia in salite pedalabili come Montevergine sia su quelle impossibili come Zoncolan o Colle delle Finestre, l’unico sprazzo nella crono finale chiusa in nona posizione. Carlos Sastre (Geox), già lo scorso anno aveva dato chiari segnali di essere in calo, ma in questo Giro è stato troppo inferiore alle attese ha chiuso in 30esima posizione ad 1 ora abbondante da Contador, e pensare che Sastre è l’unico corridore ad aver vinto il Tour in mezzo ai 3 di Contador. Il tempo per lui è quasi finito ma Garzelli e altri dimostrano che anche senza fare classifica si può essere protagonisti e il buon Carlos saprà riciclarsi in un nuovi ruolo già a partire dalla prossima Vuelta. Comunque il Sastre visto in questo Giro pur con l’età che avanza è molto inferiore a quello che potremmo vedere alla prossima Vuelta, qui su staccava da troppi corridori, evidentemente è arrivato veramente con una condizione lontana dalla migliore. Comunque per quanto possibile ha provato a mettersi in mostra partendo da lontano. Deludente Giro anche per la coppia dell’Androni Emanuele Sella e José Serpa, alla vigilia si giocavano i gradi di capitano con Rujano, ma la strada ha detto che sono chiaramente ad un livello inferiore. Sella non si è mia visto in testa al gruppo ad eccezione di uno scatto nella tappa di Fiuggi, la cosa più negativa non è stata tanto la brutta classifica ma il non vederlo nemmeno in una fuga. Serpa Perez a differenza di Sella era partito bene piazzandosi terzo ad Orvieto e quarto a Castelfidardo, difendendosi nel mezzo sull’Etna ma non appena sono cominciate le tappe dure è scomparso dalle prime posizioni, questa per lui era la prova del nove, dove poter dimostrare di messere un uomo da top 10 ma ha fallito l’obiettivo, continuerà a farsi vedere nelle brevi corse  a tappe dove invece è competitivo. Thomas Lovkvist (Sky) atteso al salto di qualità ha bucato l’ennesimo appuntamento importante, ha mostrato chiaramente che una squadra non può affidarsi a lui come uomo di classifica in un grande Giro. Mai visto in salita nemmeno vicino ai migliori, rischia di diventare un eterna incompiuta. Prestazione deludente anche per Matteo Carrara (Vacansoleil) per  lui vale il discorso fatto per Serpa dell’Androni, stavolta aveva i gradi di capitano ma ha dimostrato di non reggere le 3 settimane di corsa, è uscito di classifica nel tappone del Gardeccia, a quel punto avrebbe dovuto,provare ad inventarsi cacciatore di tappe. Deludente anche nella frazione di casa quella di san pellegrino dove centra la fuga giusta ma si piazza solo in 15esima posizione.

Tra i velocisti in un Giro assai ostico per le ruote veloci, quindi difficili da giudicare, le delusioni maggiori sono venute da Danilo Napolitano (Acqua e Sapone), basti pensare che il suo miglior risultato è un 35esimo posto a Teramo, non ha avuto nemmeno la forza di arrivare a Ravenna ultima tappa per le ruote veloci. Un Giro veramente deludente per un corridore acquistato specificamente dalla sua squadra per ottenere se non dei successi parziali quantomeno dei buoni piazzamenti, invece niente. Il corridore che nel 2007 vinse una tappa al Giro sembra solo un lontano ricordo ma Danilo quest’anno non aveva iniziato tanto male. Se la sfortuna lo lascia può tornare ad essere un buon protagonista.

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