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L'Airone ha chiuso le ali PDF Print E-mail
Written by Walter Panero   

Il 2 Gennaio 1960 moriva Fausto Coppi, oggi a 52 anni dalla sua scomparsa il mito e la leggenda restano intatti. Noi vi proponiamo un ricordo di Fausto visto con occhi diversi.

Nonostante siano passato ormai 52 anni dalla scomparsa di Fausto Coppi, il suo ricordo è ancora vivissimo nel ricordo degli appassionati di ciclismo, sia di quelli che lo hanno visto correre dal vivo sia di quelli che hanno sentito e visto solo alcuni filmati delle sue incredibili imprese, che gli sono valse il soprannome di “Campionissimo”. Più passano gli anni e più il suo mito e la sua leggenda aumentano, ancora oggi si rimane incantati nel vedere o leggere le sue imprese, che paragonate al ciclismo moderno sembrano assolutamente irraggiungibili per chiunque. Fausto lasciò questo mondo il 2 Gennaio 1960 alle 8:45 del mattino, per una semplice malaria, non diagnosticata dai medici.

Lasciare a casa la propria moglie ed un bimbo di pochi mesi per fare il turno di notte non è mai bello. Se poi capita in questi giorni di festa è ancora peggio. D’altra parte, sono un medico da poco tempo e si sa che i turni peggiori capitano sempre ai più giovani. Ho lavorato la notte scorsa, quella di Capodanno. E adesso, stanco morto dopo aver dormito poche ore oggi pomeriggio, me ne sto tornando verso l’ospedale di Tortona dove prenderò servizio alle nove di stasera.
Vado verso il mio reparto e capisco subito che c’è qualcosa di strano. Molto movimento. Gente. Mi sembra persino di intravedere una telecamera. Deve essere successo qualcosa di importante, penso tra me e me mentre mi preparo.
Radio: “Il campione sta male da alcuni giorni. Il 18 dicembre è tornato dall’Alto Volta dove ha partecipato ad una corsa di esibizione e, dopo qualche giorno, ha cominciato ad avere la febbre alta. Il dottor Ettore Allegri, suo medico di famiglia, gli ha diagnosticato una semplice influenza e gli ha prescritto degli antibiotici. Ma è tutto inutile. La temperatura continua a rimanere alta: intorno ai quaranta gradi e per giorni interi. Alla fine si è deciso di ricoverarlo in ospedale…
“Oggi hanno portato qui Fausto Coppi, hai presente? Il corridore…” mi dice il mio collega dandomi le consegne. Fausto Coppi, il campione. Mi rivedo per mano a mio padre una ventina di anni fa. Doveva essere il 1940 e si trattava di una delle prime tappe del Giro d’Italia. Per la prima volta, mio papà mi aveva portato a seguire una corsa. Lui ci andava sempre fin da quando era più giovane. E mi raccontava le imprese di Girardengo, di Binda e di Guerra. Ricordo la strada bianca. Ricordo un polverone enorme. Il rumore delle moto e delle macchine. Il gruppo di corridori colorati che mi sembravano tutti uguali. “Lo vedi?” diceva papà tutto eccitato: “quello è il grande Bartali che ha vinto due giri ed il Tour del 1938. Quasi sicuramente si aggiudicherà anche questa edizione della corsa rosa. E quello è il velocista Adolfo Leoni: potrebbe vincere la tappa di oggi che da Torino scende a Genova. Ecco….guarda la maglia rosa Bizzi. Ecco il triestino Cottur, uno che darà del filo da torcere a Bartali fino alla fine. E poi mi sembra di aver visto quel ragazzino delle nostre parti….quel Fausto Coppi di cui si dice un gran bene. Gli esperti sostengono che prima o poi vincerà un Giro, ma adesso ha ancora tutto da dimostrare. Ne deve ancora mangiare di pagnotte prima di arrivare anche solo ad avvicinare il livello del suo compagno di squadra Bartali…”
Radio: “Oggi, 9 giugno 1940, Fausto Coppi, il nuovo fenomeno del ciclismo italiano, si è aggiudicato la ventottesima edizione del Giro d’Italia precedendo Enrico Mollo di 2’40” e Giordano Cottur di 11’45”. Soltanto nono Bartali, vittima di una crisi sull’Abetone nella tappa Firenze-Modena. Proprio in quell’occasione, Coppi ottenne il via libera dal suo capitano e andò a conquistare sia la vittoria di tappa sia la maglia rosa…
Ancora radio (10 giugno 1940): “La dichiarazione di guerra è già stata consegnata agli ambasciatori di Gran Bretagna e di Francia…..la parola d’ordine è una sola, categorica e impegnativa: VINCERE….e VINCEREMO!”
La guerra era perduta. Il nostro Paese distrutto ed umiliato. Ma avevamo due cose che ci facevano stare meglio. Il Torino, poi morto in quel tragico giorno di maggio a Superga, e Fausto Coppi. Avevo diciassette anni quando, nel giugno del 1949, decisi con alcuni amici di andare su a Sestrière per assistere alla terzultima tappa del Giro. La scuola era finita. Un amico più grande che abitava ad Alessandria aveva da poco preso la patente e suo padre gli aveva prestato la nuovissima Topolino. Partimmo a notte fonda e alle otto eravamo già sui tornanti che portano al Colle. I corridori partivano da Cuneo e sarebbero giunti a Pinerolo dopo aver affrontato la Maddalena, il Vars, l’Izoard, il Monginevro e appunto il Sestrière. In maglia rosa c’era ancora Adolfo Leoni ma quella tappa avrebbe potuto stravolgere la classifica. Era mattina e i corridori stavano affrontando il primo colle. Tutti sapevamo che Coppi avrebbe attaccato, ma pensavamo che avrebbe atteso le ultime salite. E invece….
Radio: “Un uomo solo al comando. La sua maglia è bianco-celeste. Il suo nome è Fausto Coppi.”
Tripudio all’annuncio. Cinque minuti. Dieci minuti. Il vantaggio aumentava e l’urlo della folla saliva. Le macchine annunciavano che il grande Fausto stava per arrivare. La gente si avvicinava ai lati della strada. Si sentiva un boato incredibile. Affacciandomi, vidi nel tornante sotto di noi l’uomo in bianco celeste che si avvicinava. Solo. Spingeva con una forza indicibile senza alzarsi dal sellino. Arricciava il naso per la fatica. Il tripudio della folla era incontenibile. La gente saltellava. Buttava i giornali per aria. Si abbracciava felice dimenticando per un attimo le lacrime versate poco più di un mese prima per la tragedia di Superga. Degli altri corridori nessuna traccia. Ma noi li aspettammo tutti applaudendoli uno per uno sino all’ultimo.
Radio: “Fausto Coppi ha dominato la diciassettesima tappa del Giro d’Italia, affrontando in solitudine cinque colli alpini e giungendo a Pinerolo dopo 192 chilometri di fuga solitaria con 11’52” su Bartali. Con questa impresa si è praticamente aggiudicato per la terza volta in carriera il Giro d’Italia.”
Quanti ricordi si affollano nella mia mente e si inseguono. Ricordi di grandi trionfi. Della prima doppietta Giro-Tour nel 1949. Tutti ritenevano che quell’impresa fosse impossibile. E invece Fausto ci riuscì per ben due volte. E l’impresa sullo Stelvio nel Giro del 1953, quando Fausto staccò e mandò in crisi lo svizzero Hugo Koblet che sembrava avere ormai la vittoria finale in pugno. E il Mondiale di Lugano, quando tutti pensavano che Fausto fosse troppo vecchio per conquistare la maglia iridata. E ora eccolo lì, il mio idolo. Steso in un letto d’ospedale proprio di fronte a me. Eccola lì, sua moglie Giulia in lacrime. Quella che chiamavamo con disprezzo Dama Bianca, accusandola di aver indebolito il nostro campione. Ora che la vedo provo pena per lei. C’è anche Ettore Milano, uno dei suoi gregari più fedeli. Sta dicendo al primario che dalla Francia hanno chiamato sia la moglie sia il fratello di Geminiani, il corridore franco-romagnolo che aveva diviso la camera con Fausto durante la loro permanenza in Africa. Hanno detto che anche il ciclista francese è stato molto male nei giorni scorsi. E’ stato in coma. Ha rischiato di morire. Ma i medici hanno analizzato il suo sangue ed hanno capito che soffriva di malaria. Gli hanno somministrato grandi dosi di chinino e lo hanno salvato. Il mio capo, il professor Astaldi, scuote la testa. E’ convinto che si tratti di una broncopolmonite emorragica da virus e ha deciso di somministrargli dosi massicce di cortisone. Io non ho molta esperienza e penso che lui abbia ragione, ma mi chiedo se non valga la pena di capire se davvero la malaria sia da escludere. Se fosse così, il cortisone non farebbe che peggiorare la situazione.E’ notte fonda. Il campione sta sempre peggio. Più lo curano, più le sue condizioni sembrano aggravarsi. Ormai è entrato in coma. Nella mia vita tutto avrei immaginato, tranne che assistere alle ultime ore del mio grande idolo di gioventù. Solo la moglie Giulia continua a sperare che accada il miracolo. Tutti sanno che quello che alcuni giornalisti hanno definito il Grande Airone sta per chiudere per sempre le ali.
Il campione non è ancora morto quando smonto dal turno. Vado a casa. Saluto mia moglie. Faccio una bel bagno caldo prima di andare a riposare. Sono le nove passate. Mia moglie sta sentendo le notizie alla radio e mi corre incontro visibilmente scossa. Ha le lacrime agli occhi come se dovesse annunciarmi un lutto gravissimo per la nostra famiglia.
Radio: “Ci giunge una notizia tremenda dall’ospedale di Tortona. Alle 8.45 di stamattina ha perso la vita Fausto Coppi, il grandissimo campione del ciclismo. I medici dicono che si è trattato di un virus incurabile di origine africana
Fausto Coppi morì di malaria la mattina del 2 gennaio 1960. A settembre avrebbe compiuto quarantuno anni. I medici francesi che avevano curato Raphael Geminiani (tuttora vivo e vegeto all’età di ottantaquattro anni) avevano ragione: se gli fosse stata somministrata qualche dose di chinino, forse il Campionissimo sarebbe ancora qui con noi a raccontare il suo ciclismo ed a ricordare gli Invincibili di cui si dice fosse tifoso. Ad essi lo accomuna invece il fatto di essere rimasto giovane per sempre.

“Era nato per vincere e non poteva morirsene sconfitto. La vecchiaia non l’ha avuto. E resta ora di lui il mito del campione che mai ebbe eguali su questa terra. Quel mito conserveremo in noi con il triste rimpianto dell’amico”
Gianni Brera, da "Il Giorno", gennaio 1960

“Era rimasto il ragazzo timido e malinconico di sempre, beneducato e taciturno. Non era un personaggio pittoresco e estroverso. Si è portato in silenzio le sue croci e le sue amarezze, senza mai addebitare ad altri le proprie disavventure. Se stavolta ha fatto in tempo ad accorgersi di morire (ma spero di no) sono sicuro che non ne ha dato la colpa né alla caccia, né all’Africa e neanche al “virus”….avrà semplicemente pensato di quel maligno bacillo ciò che una volta mi disse, al termine di una tappa del Giro della Svizzera in cui Bartali gli aveva portato via il primato in classifica: era più forte, e me le ha suonate”
Indro Montanelli, da "Il Corriere della Sera", gennaio 1960

“Poche cose commuovono come la morte d’un campione. Ne sono commossi i ragazzi che s’erano esaltati e appassionati alle sue gesta, rivivendole nella loro accesa fantasia come cosa propria, come un primato da imitare e un trionfo da condividere. Ne sono toccati gli adulti perché ne risveglia i ricordi, anche quelli della giovinezza, e segna l’inesorabile passare del tempo…”
Luigi Pintor, da “L’Unità”, gennaio 1960

“La gente amava Coppi perché egli riusciva a compiere imprese che ad altri non erano riuscite, ma lo amava ancora di più perché era visibile in lui quanto gli era costata l’impresa medesima; e tutto questo traspariva dalle sue guance infossate e da quell’espressione mesta nonostante la vittoria”
ricordo di Alfredo Martini, ex corridore e C.T. della Nazionale

“La morte del fratello, i tanti incidenti, la sua vita familiare piena di contrarietà, lordata talvolta dal fanatismo imbecille, profanata fino nella morte dai mercanti di notizie, niente gli è stato risparmiato. Egli ha superato tutto, ogni volta con lo stoicismo dei suoi antenati contadini. E anche per questo si è dimostrato grande…..Coppi è morto. L’uomo esemplare vivrà. Mai potremo scordarlo”.
André Vidal da “Le Miroir des Sports”, gennaio 1960

Palmares del Cqampionissimo

5 Giri d'Italia (1940,1947,1949,1952,1953)
2 Tour de France (1949,1952)
1 Campionato del Mondo su Strada (Lugano 1953)
2 Campionati del Mondo di inseguimento (1947,49)
3 Milano - Sanremo (1946,1948,1949)
1 Paris - Roubaix (1950)
5 Giri di Lombardia (1946,1947,1948,1949,1954)
1 Freccia Vallone (1950)
4 Campionati italiani su strada (1942, 1947,1949,1955)
3 Giri dell'Emilia (1941,1947,1948)
3 Giri di Romagna (1946,1947,1949)
3 Giri del Veneto (1941,1947,1949)
3 Tre Valli Varesine (1941,1948,1955)
1 Giro dell'Appennino (1955)
22 successi di tappa al Giro d'Italia con 31 giorni in maglia rosa
9 successi di tappa al Tour de France con 19 giorni in maglia gialla
1 record dell'ora
118 vittorie in totale su strada
87 vittorie in pista

 

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