

| C'era una volta il Record dell'Ora |
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| Written by Sergio Loi |
Nelle ultime settimane, grazie all'alfiere del Kazakhistan Andrej Kasheckhin è balzato all'attualità dopo tanto anonimato il "Record dell'Ora", una competizione antica quanto la storia del ciclismo, la prova naturale dai quattro ingredienti fondamentali: un atleta, una bicicletta, un orologio e un velodromo, insomma la cronometro per definizione. Si tratta della gara per eccellenza, dove la concentrazione è fondamentale per ottenere il risultato sperato. L'atleta è solo contro il tempo, al centro dell'attenzione di tanti spettatori, deve soltanto andare il più veloce possibile senza farsi prendere dall'emozione e resistendo alla pressione di migliaia di occhi puntati addosso...
...La tecnologia, soprattutto a cavallo tra gli anni 80 e 90 ha portato a primati impensabili, record pazzeschi che hanno dato inizio ai dibattiti sulla regolarità di certe prestazioni. Nel giro di un secolo siamo passati dal 35.325 di Henry Desgrange datato 1893 al 56.375 di Chris Boardman datato 1996, ma nel frattempo sono cambiate tante cose, si è evoluto il mezzo tanto da convincere l'UCI a cancellare i record ottenuti dopo il 25 ottobre 1972, ovvero grazie all'introduzione delle biciclette speciali.
Il paradosso di questa situazione è che Eddy Merckx, primatista dell'ora in quel lontano 1972 con il suo celebre 49.431, ampiamente battuto prima da Francesco Moser e poi dai vari Obree, Indurain, Rominger e Boardman si sia ritrovato improvvisamente detentore dell'ennesimo record della sua carriera ciclistica soltanto a cavallo del nuovo millennio.
Questa decisione ovviamente ha portato a delle insanabili fratture nell'ambiente, l'UCI per "record dell'ora" intende soltanto quello ottenuto col mezzo classico, mentre da Moser in poi sono state usate biciclette speciali con accorgimenti aerodinamici che secondo l'Unione Ciclistica Internazionale hanno posto il valore umano in una posizione di inferiorità rispetto al mezzo meccanico. I pareri sono da sempre contrastanti, l'UCI rappresenta la posizione conservatrice, mentre dall'altra parte ci sono i progressisti che spingono per il rinnovamento, per la ricerca nel campo dell'aerodinamica improvvisamente cancellata da un provvedimento retroattivo.
Chris Boardman, l'uomo dei record, colui che veniva identificato come il prodotto della tecnologia ovviamente non si è dato per vinto e nonostante un'osteoporosi galoppante ha provato a riprendersi il "suo" record, cancellando nel velodromo di Manchester, di fronte alla sua gente il vecchio primato di Eddy Merckx.
Dopo il canto del cigno del fenomeno inglese, questa prova ha perso buona parte del suo smalto, infatti pochissimi atleti si sono cimentati nella competizione, tra questi il ceco Ondrei Sosenka che nel velodromo di Mosca ha battuto il record di Boardman portandolo a 49.700 senza però abbattere il muro dei 50 chilometri orari. Tanti campioni hanno promesso l'assalto, gli stessi Lance Armstrong e Fabian Cancellara in un primo momento propositivi, all'ultimo si sono tirati indietro, non di certo per timore del primato di Sosenka, ma per mancanza di attenzione mediatica, elemento fondamentale quando si tratta di organizzare questo tipo di eventi.
La decisione dell'UCI da una parte è comprensibile perchè il valore della prestazione umana dev'essere al primo posto in ogni competizione sportiva, però è innegabile che questo provvedimento datato 9 Settembre 2000 abbia "ucciso" una competizione che fa parte della storia del ciclismo. |

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