

| Hoy es el dìa |
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| Written by Sergio Loi |
Tour de France 2003, è una calda giornata di luglio, va in scena la quindicesima tappa, da Bagneres de Bigorre a Luz Ardiden attraverso la leggenda dei colli di Aspin e Tourmalet.E' l'ultima frazione pirenaica della corsa transalpina, la tappa della svolta, il giorno del giudizio per determinare il vincitore della Grande Boucle. Lance Armstrong è sempre là, in maglia gialla, reduce da un poker di vittorie al Tour, vittorie nette, senza discussioni, dominio incontrastato...
...Ma nel 2003 succede qualcosa, il marziano ammirato nel quadriennio 1999-2002 sembra scomparso, è diventato umano come tutti gli altri, il regno inizia a vacillare grazie alla nuova verve dell'avversario di sempre, o meglio dire “number one contender” al suo trono, il Kaiser di Rostock, Jan Ullrich. La vigilia della tappa è sentita da entrambe le parti, Lance è inavvicinabile, al suo posto parla il suo fido scudiero colombiano, Victor Hugo Pena. Proprio il corridore sudamericano enuncia la profezia, “Hoy es el dia”, quattro parole che possono significare tutto o nulla, ma rappresentano un sostanzioso antipasto per una tappa destinata ad entrare nella leggenda di questo sport. La mattina del 21 luglio, si parte da Bagneres de Bigorre, la solita fuga della prima ora prende il largo, ma è proprio sul leggendario Col du Tourmalet che iniziano le prime schermaglie tra gli uomini di classifica. Ullrich è sicuro della sua forza e prova ad aumentare il ritmo negli ultimi chilometri dell'ascesa, quando gli uomini di classifica sono prossimi alla vetta accade qualcosa di imprevisto alla vigilia, Lance Armstrong perde qualche metro in prossimità del Gran Premio della Montagna, sembra in crisi, ma si rivelerà soltanto un bluff per lasciar sfogare in un'inutile progressione il rivale di sempre. Da quel momento in poi le gambe di Jan non saranno più le stesse.
Un lungo tratto di discesa accompagna i duellanti e il resto degli uomini di classifica a Luz Saint Sauveur, la porta dell'ultima scalata di giornata, Luz Ardiden, una salita impegnativa, il giusto teatro per un duello senza esclusione di colpi, è arrivato il momento, si decide il Tour. Tutti si aspettano l'ennesimo attacco di Jan Ullrich, ma colpo di scena, Lance Armstrong sembra aver trovato la gamba dei giorni migliori e forza il ritmo dopo un primo scatto di Iban Mayo. Il corridore basco è il più lesto a mettersi alla ruota del texano, anche Jan con la solita progressione riesce ad accodarsi. Ma è l'anteprima per l'ennesimo scherzo del destino, il texano viaggia vicino alle transenne, troppo vicino, entra in contatto con un tifoso a bordo strada, cade e coinvolge lo sfortunato Mayo, Ullrich evita il capitombolo e prosegue per qualche centinaio di metri, il tedesco ha in mano il Tour, potrebbe attaccare ma non sa cosa fare. Il gruppo degli inseguitori rientra sul corridore tedesco, mentre Armstrong e Mayo si rialzano e ripartono, Tyler Hamilton a quei tempi amico fraterno di Lance blocca la marcia della testa della corsa, la maglia gialla va aspettata. Dietro, Armstrong nel tentativo di alzarsi sui pedali, rischia un'altra volta di cadere, non sembra la sua giornata, ma i grandi campioni si riconoscono dalla reazione alla “mala suerte”, Lance catalizza l'adrenalina accumulata, e la trasforma in energia positiva, rientra sul gruppo dei migliori assieme a Mayo, è l'inizio della fine per Jan Ullrich. Il texano come uno squalo in caccia sente l'odore del sangue, attende il primo allungo del corridore basco per sferrare il colpo di grazia, la sua azione è incontenibile, Ullrich non risponde, Mayo perde contatto. I chilometri che lo separano da Luz Ardiden sono una marcia trionfale per un re che non è mai andato così vicino ad abdicare. Lance trionfa, è ancora maglia gialla e a Parigi sarà incoronato ancora una volta come sovrano del Tour de France per la quinta volta in carriera come Jacques Anquetil, Eddy Merckx, Bernard Hinault e Miguel Indurain. A questo punto ci risuona puntuale la profezia “Hoy es el dìa”, Victor Hugo Pena ha avuto ragione, non erano parole spese a caso, Lance in questo Tour ha sofferto, ha rischiato di perdere, ma al momento giusto ha saputo reagire da grande campione, con uno sforzo che ci dice tutto delle sue capacità mentali. E'stata la sua vittoria più bella, quella più difficile, ha mostrato il suo lato umano, ma la voglia di vincere ha prevalso, rifiutare il concetto di sconfitta è la benzina migliore per macinare nuove vittorie.
E'una storia che si ripete analizzando i grandi vincenti dello sport mondiale e Lance Armstrong fa parte di questa ristretta élite. |

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