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Sean Kelly "the king" PDF Print E-mail
Written by Ettore Ferrari   
7 marzo – 15 aprile 1984, sei settimane che hanno creato una leggenda: Sean Kelly “the king”
Sean Kelly all’alba della stagione 1984 vanta già un buon palmares (1 Giro di Lombardia; 1 Giro della Svizzera, 2 Parigi-Nizza; 5 tappe e 2 maglie verdi al Tour de France; 7 tappe alla Vuelta; 1 medaglia di bronzo mondiale); ha quasi 28 anni ed è all’ottava stagione da professionista. Proprio l’acuto all’ultimo Lombardia, conquistato al fotofinish al termine di uno sprint incerto ed emozionante sull’iridato Lemond, Adri Van der Poel, Kuiper e Moser, lo ha proiettato in una nuova dimensione di atleta finalmente vincente di una classica monumento.
Parigi-Nizza (7-14 marzo). La più importante corsa a tappe francese dopo il Tour. Kelly ha vinto le ultime due edizioni ed è a caccia del prestigioso tris. Dopo le vittorie di Oosterbosch nel prologo e di Eddy Planckaert nella 1^ tappa, Kelly si aggiudica la 2^ frazione con uno sprint bruciante proprio su Eddy Planckaert. L’arrivo in salita sul terribile Mont Ventoux premia il giovane francese Eric Caritoux, coequipier di Kelly, che anticipa lo scozzese Millar nuovo leader della corsa, poi a 2’ Dietzen e Kelly. Nella 5^ tappa Kelly assieme ad un redivivo Bernard Hinault mette in crisi Millar. La vittoria parziale è del francese Castaing, ma Kelly conquista la maglia bianca di leader della classifica. L’altro grande d’Irlanda Stephen Roche vince l’8^ tappa a La Seyne sur Mer con 23’’ su Hinault, Kelly e Anderson e si avvicina in classifica. La vittoria finale si gioca nella cronoscalata al Col d’Eze, tradizionale e spettacolare epilogo della course au soleil. Lungo gli 11 km dello splendido terrazzo su Nizza, Kelly deve guardarsi dal ritorno del suo amico-rivale Roche, che lo segue in classifica a soli 11’’ e dal grande Hinault, mai così brillante ad inizio di stagione. Vince Kelly al termine di una sfida appassionante ed incertissima fino all’ultimo metro: Roche è battuto per l’inezia di 1”; 3° Caritoux a 1’02”, solo 4° Hinault a 1’03”. Per Sean è l’apoteosi: terzo sigillo consecutivo (eguagliato Merckx, dominatore nel ’69-’70-’71), ma anche terza vittoria consecutiva sul Col d’Eze, classifica a punti e Gran Premio della Montagna a conferma di un trionfo completo.
Milano-Sanremo (17 marzo). Kelly è il grande favorito, ma deve arrendersi alla “folle” discesa dal Poggio di Francesco Moser (galvanizzato dal doppio Record dell’Ora). Il trentino, dopo un paio di stagioni di appannamento, è tornato ai livelli consoni alla sua statura di campione, stacca tutti e si presenta in via Roma a braccia alzate in un tripudio di festa. A 20” il gruppo, Vanderaerden e Rosola sgomitano sulla sinistra vicino le transenne, al centro con una progressione imperiosa esce Kelly e fa suo il secondo posto.
Criterium International (24-25 marzo). Nella due giorni del criterium, Kelly si dimostra imbattibile ed insaziabile aggiudicandosi tutte e tre le frazioni in programma e naturalmente la classifica finale. Sabato vince la tappa in linea battendo il campione del mondo Lemond. Domenica, nella semitappa in salita (con alcuni tratti molto duri), attacca e stacca gli avversari giungendo in netta solitudine al traguardo con 2’21” su Pascal Simon e 2’29” su Grezet; Hinault perde quasi 3’. Nel pomeriggio una nuova performance vincente, nella prova a cronometro, e ancora una volta Roche (come alla Parigi-Nizza) è battuto.
Giro delle Fiandre (1 aprile). Primo appuntamento con le classiche del Nord per la Ronde van Vlaanderen, la classica dei “muri”. La Panasonic di Vanderarden, Planckaert e Anderson fa la corsa, ma Kelly prima ricuce lo spazio creato da una pattuglia di comprimari, poi scatena l’offensiva con una progressione delle sue sul Bosberg. Vanderaerden e Planckaert, che pure dispongono di numerosi compagni di squadra nel gruppo di testa (mentre Kelly è senza gregari…) restano staccati incapaci di reggere il ritmo dell’irlandese. Con Kelly restano Jean-Luc Vandenbroucke, Lammerts e De Keulenaar (due scudieri della Panasonic), il velocista Rudy Matthijs e il roccioso Vandenbrande (della Splendor). Kelly è il più forte e non lesina energie per distanziare gli altri favoriti. I cinque restano assieme fino agli ultimi km, quando Lammerts scatta, ma Kelly risponde riportando sotto gli altri. L’olandese allunga una seconda volta, Kelly esita pensando che rispondano gli altri, soprattutto i due della Splendor. Invece aspettano tutti l’irlandese che stavolta indispettito non rilancia. Lammerts guadagna una ventina di secondi che gli sono sufficienti per conquistare tra la sorpresa generale la classica fiamminga. Kelly, dopo la Sanremo, è ancora secondo e questa volta è una piazza d’onore che brucia non poco.
Giro dei Paesi Baschi (2-6 aprile). Concluso il Fiandre, Kelly vola in Spagna per disputare la breve corsa a tappe iberica e rifinire la preparazione in vista della Roubaix (sic) della domenica successiva. Sono in molti a storcere il naso, perché sobbarcarsi un doppio trasferimento, una corsa dura e impegnativa con percorsi completamente differenti e poi rientrare venerdì in Francia e presentarsi la domenica nella classica del pavé è quasi una follia, ma non per Sean Kelly… L’irlandese, ormai specialista delle brevi e medie corse a tappe, si conferma matador anche ai Paesi Baschi. Vince 1^, 3^, 5^ tappa (a cronometro), classifica finale e a punti! La stampa lo attacca accusandolo di non saper centrare i grossi appuntamenti. Lui non si scompone, è consapevole di avere una condizione e una maturità mai raggiunta prima. Arriveranno anche le grandi vittorie…
Parigi - Roubaix (8 aprile) - Problemi alla schiena costringono al forfait Francesco Moser. La giornata si annuncia durissima in un paesaggio dominato dal vento, dalla pioggia, dalla polvere nera del carbone e naturalmente dagli impietosi settori in pavè. La corsa entra nel vivo dopo la foresta di Arenberg, a meno di 80 km da Roubaix. Due atleti de La Redoute Motobecane, Alain Bondue e Gregor Braun, si lanciano all’attacco. Entrambi vantano nel proprio curriculum 2 campionati del mondo su pista nella prova dell’inseguimento individuale; Braun ha vinto nel ’77 e nel ’78, Bondue nell’81 e ’82. Kelly resta guardingo per diversi chilometri, Jean De Gribaldy, suo d.s., lo incita, ma lui rimane ancora in gruppo. Intanto il vantaggio dei due battistrada sale a 1’30”. A 46 km dal traguardo, Kelly finalmente rompe gli indugi e comincia una serie di accelerazioni che allungano e strappano il gruppo degli inseguitori. Nessuno, tranne il giovane fiammingo Rogiers, è in grado di rispondere al forcing del campione irlandese. Lo spettacolo sale di tono in un appassionante testa a testa fra la coppia al comando e la coppia all’inseguimento. La furia di Kelly è impressionante, quel mulinare incessante sui pedali, la pedalata rotonda e potente, lo stile imperfetto ma estremamente efficace. Dopo venticinque km di feroce inseguimento, nel tratto in pavè di Wannehain (-21 all’arrivo), Kelly piomba con Rogiers a ruota su Bondue e Braun e li “salta” con una progressione micidiale; i tre resistono, ma sono chiaramente al gancio. Dopo un tratto asfaltato in cui è sempre Kelly a menare, torna il pavè e l’irlandese si produce in nuovo irresistibile scatto che lascia letteralmente sui pedali Braun. Bondue resta senza l’apporto del compagno di squadra, e la stanchezza gli gioca un cattivo scherzo nel finale vittima di una scivolata in uno degli ultimissimi pezzi in pavè, lasciando così ogni residua speranza di vittoria. Rogiers entra per primo nella pista del velodromo di Roubaix, e il pubblico saluta Kelly con un boato, incitandolo a gran voce. Lo sprint è senza storia, Rogiers, esausto, lancia la volata, Kelly lo supera a doppia velocità e taglia il traguardo a braccia alzate con il viso sporco di fango, marchio splendido di una giornata infernale e trionfale. A 36” Alain Bondue conquista una meritata terza moneta, poi il vuoto: 4° Johan Van der Velde a 4’33”, che nel finale ha ripreso un esausto Braun; a 6’16” Vandenbroucke, Hanegraaf, Versluys e l’ex campione del mondo Hennie Kuiper vincitore della Parigi-Roubaix ’83. Su 208 corridori al via da Compiegne concludono la maratona del pavè solamente in 35!
Liegi-Bastogne-Liegi (15 aprile) - La strepitosa vittoria nella Parigi-Roubaix non placa la “fame” di Sean Kelly e appena quattro giorni dopo corre la Freccia Vallone, che conclude al 12° posto, in preparazione della L-B-L. La “doyenne”, ovvero la decana delle classiche, è la corsa delle cotes ardennesi che si snoda in uno scenario completamente differente dalle classiche del pavè. Potrà Sean Kelly essere ancora protagonista? La risposta alla strada. Il gruppo di testa è composto da non più di trenta unità. Ci sono tra gli altri Fignon (vincitore dell’ultimo Tour de France), l’iridato Lemond, Bernard Hinault (dominatore di due edizioni della Liegi, nel ’77 e nell’80), Anderson, lo svedese Prim, gli italiani Baronchelli e Beccia, Andersen (recente vincitore della Freccia Vallone), “nonno” Zoetemelk e… Sean Kelly. A 35 km dal traguardo si involano Phil Anderson e Laurent Fignon, dietro nessuno risponde, poi sulla terribile ascesa de La Redoute il gruppo si sgretola sotto i martellanti colpi di Claude Criquielion, l’enfant du pays. Con il corridore vallone restano il solito Kelly, Lemond e Marc Madiot, che non tirano un metro per proteggere la fuga di Fignon, quindi l’olandese Rooks (vincitore della Liegi ’83) luogotenente di Anderson, Joop Zoetemelk e il giovane portoghese Acacio Da Silva. Kelly, ma soprattutto un generosissimo Criquielion tirano costantemente non lasciando mai salire il vantaggio dei battistrada oltre il minuto. Davanti Anderson invita Fignon a tirare di più, ma il francese non è al massimo della forma (o fa il furbo, visto che l’australiano è più veloce in volata…). Così la perseveranza e la tenacia di Criquielion e Kelly viene premiata proprio nel centro di Liegi, ad appena 2 km dal traguardo. Tutti assieme per una volata che ha in Kelly il logico favorito. Ripresi Fignon e Anderson, scatta Criquielion all’uscita di un breve tunnel in salita, ma Rooks e Marc Madiot gli sono subito a ruota. Allunga Madiot, ma ancora Criquielion riporta sotto il piccolo drappello. Accenna timidamente il colpo a sorpresa anche Da Silva. Niente da fare. L’ultimo allungo in pieno Boulevard de la Sauvenière è di Fignon, ma Da Silva, Anderson, Kelly e Lemond gli sono subito a ruota. Lo sprint è lanciato da Anderson, Kelly rimonta e vince nettamente sull’australiano e su Lemond per un podio interamente anglosassone. Dopo la Roubaix, un’altra gemma per Kelly, soprannominato ormai “the king of the classics”, unico incontrastato dominatore della classiche di primavera (e non solo). Un rendimento davvero superlativo: due successi in due classiche monumento e altrettanti secondi posti. Un’accoppiata, Parigi-Roubaix/Liegi-Bastogne-Liegi riuscita prima solo a Rik Van Looy (1961) e naturalmente a Eddy Merckx (1973). Dopo Kelly non solo nessuno è più riuscito a realizzare questa doublé, ma negli ultimi 20 anni addirittura chi vince o si piazza alla Roubaix, quasi sempre non partecipa neppure alla Liegi… frutto della super specializzazione del ciclismo contemporaneo. Merckx, Van Looy e Kelly erano di ben altra stoffa e correvano tutte le classiche da marzo a ottobre come quasi tutti i grandi campioni degli anni ’60-’70-’80.
“La forma che ho raggiunto nel 1984, nelle sei settimane dalla Parigi-Nizza alla Liegi-Bastogne-Liegi, è stato il miglior periodo della mia carriera - ha detto Kelly in una intervista -  Ho vinto Parigi-Nizza, Criterium International, Giro dei Paesi Baschi, Parigi-Roubaix e Liegi-Bastogne-Liegi.” (aggiungiamo pure i secondi posti alla Sanremo e al Fiandre).
Resto dell’opinione che Kelly ebbe un altro apice nella sua straordinaria carriera, esattamente due anni dopo, nel 1986, praticamente nello stesso periodo dell’84. Questo il ruolino: Parigi-Nizza (leader dall’inizio alla fine e 3 successi parziali); Milano-Sanremo; 2° al Criterium International (2 vittorie di tappa); 2° alla Tre Giorni di La Panne (1 tappa); 2° al Giro delle Fiandre; Giro dei Paesi Baschi (3 tappe); Parigi-Roubaix … ma questa è un’altra storia.
 

In Giro con Balloni

 

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